Esegesi del politically correct #1
E’ un po’ come quando sei bambino: vai in chiesa e ti terrorizzano con centinaia di dogmi e spauracchi vari. Qualunque cosa tu possa fare, o qualunque cosa che possa essere piacevole fare, o qualunque altra cosa che un ragazzino dovrebbe poter fare, è Male, in un modo o nell’altro.

Durante la preparazione alla prima comunione, personalmente ero nervoso come ad un esame. Intendiamoci, non avevo alcuna remora a spifferare tutto al prete – che tanto mi conosceva più che bene, e che diamine di peccati avrà mai commesso un ragazzino di otto o nove anni il quale, per giunta, si confessa almeno una volta a settimana? –, ma invece il mio stato d’ansia veniva nutrito da un solo timore: dimenticarne qualcuno, di peccato. Oppure di sottovalutare una qualche azione, non inserirla tra i peccati, e venire punito alle più atroci ed eterne sofferenze. Passavo giorni a disquisire con me stesso, tra una giocata con le macchinine e un giro in bici nel quartiere, su cosa fosse peccato e cosa no: uno speculatore filosofico della religione in giovane età, probabilmente.
La cosa non mi dava soddisfazioni intellettuali: piuttosto, un sano e genuino terrore. Amen. Insomma, l’eterno dilemma mi si presentava in nuce, in una sua forma semplicissima eppure essenziale: quello che la religione cristiana cattolica mi dava in termini di serenità (l’ambiente tranquillo della Chiesa della Sacra Famiglia con le facce bonarie e conosciute, gli odori di incenso e anziani in preghiera, la ritualità di ogni gesto di per sé rassicurante), mi veniva strappato via da dogmi e imposizioni. Così, raggiunta l’agognata Prima Comunione, mi sentii come giunto in cima al mio personalissimo monte, e una mia personalissima crocifissione simbolica mi avrebbe liberato per sempre dal peso di tutti quei sensi di colpa.
Sottovalutavo la forza dell’indottrinamento: non frequentare più le chiese mi liberò unicamente e per sempre (non valsero saltuari ritorni) della serenità di bambino, ma in compenso lasciarono dogmi e imposizioni. Ma chi ero io, per liberarmi di secoli di psicologia – dovrei dire: strategia – del terrore? Neanche mi venne in soccorso, negli anni, studiare materie quali Storia Medievale, che pure tracciavano con distacco eventi del tutto terreni nella codificazione e diffusione delle più grandi correnti religiose e filosofiche nel mondo.
A nulla mi giovò sapere che la confessione fu introdotta attorno al 1300 (ora il ricordo è sbiadito, quindi magari non è del tutto esatto, ma non sbaglierò di molto) come controllo sociale ed economico e per il mantenimento entro certi limiti delle correnti eretiche (che si chiamavano così, ma oggi sarebbero semplice libertà di pensiero ed espressione, e che nella Grecia di qualche anno prima sarebbero state, ad esempio, intelligente speculazione filosofica). E tante altre cose similmente amene.
Liberatomi degli incubi che da bambino mi prendevano in vista degli appuntamenti con altare e dintorni, mi cominciarono ad attanagliare quelli del bigottismo cattolico, che con i dogmi più beceri e politicamente costruiti ad hoc nei secoli va strettamente a braccetto, il quale casualmente finisce spesso per travasarsi in posizioni politiche tanto risibili quanto radicate e pericolose.
Attendo la fortuna di vedere la mia terza età, e con essa la trasformazione ulteriore di quest’incubo infinito.

