Esegesi del politically correct #1

E’ un po’ come quando sei bambino: vai in chiesa e ti terrorizzano con centinaia di dogmi e spauracchi vari. Qualunque cosa tu possa fare, o qualunque cosa che possa essere piacevole fare, o qualunque altra cosa che un ragazzino dovrebbe poter fare, è Male, in un modo o nell’altro.

Durante la preparazione alla prima comunione, personalmente ero nervoso come ad un esame. Intendiamoci, non avevo alcuna remora a spifferare tutto al prete – che tanto mi conosceva più che bene, e che diamine di peccati avrà mai commesso un ragazzino di otto o nove anni il quale, per giunta, si confessa almeno una volta a settimana? –, ma invece il mio stato d’ansia veniva nutrito da un solo timore: dimenticarne qualcuno, di peccato. Oppure di sottovalutare una qualche azione, non inserirla tra i peccati, e venire punito alle più atroci ed eterne sofferenze. Passavo giorni a disquisire con me stesso, tra una giocata con le macchinine e un giro in bici nel quartiere, su cosa fosse peccato e cosa no: uno speculatore filosofico della religione in giovane età, probabilmente.

La cosa non mi dava soddisfazioni intellettuali: piuttosto, un sano e genuino terrore. Amen. Insomma, l’eterno dilemma mi si presentava in nuce, in una sua forma semplicissima eppure essenziale: quello che la religione cristiana cattolica mi dava in termini di serenità (l’ambiente tranquillo della Chiesa della Sacra Famiglia con le facce bonarie e conosciute, gli odori di incenso e anziani in preghiera, la ritualità di ogni gesto di per sé rassicurante), mi veniva strappato via da dogmi e imposizioni. Così, raggiunta l’agognata Prima Comunione, mi sentii come giunto in cima al mio personalissimo monte, e una mia personalissima crocifissione simbolica mi avrebbe liberato per sempre dal peso di tutti quei sensi di colpa.

Sottovalutavo la forza dell’indottrinamento: non frequentare più le chiese mi liberò unicamente e per sempre (non valsero saltuari ritorni) della serenità di bambino, ma in compenso lasciarono dogmi e imposizioni. Ma chi ero io, per liberarmi di secoli di psicologia – dovrei dire:  strategia – del terrore? Neanche mi venne in soccorso, negli anni, studiare materie quali Storia Medievale, che pure tracciavano con distacco eventi del tutto terreni nella codificazione e diffusione delle più grandi correnti religiose e filosofiche nel mondo.

A nulla mi giovò sapere che la confessione fu introdotta attorno al 1300 (ora il ricordo è sbiadito, quindi magari non è del tutto esatto, ma non sbaglierò di molto) come controllo sociale ed economico e per il mantenimento entro certi limiti delle correnti eretiche (che si chiamavano così, ma oggi sarebbero semplice libertà di pensiero ed espressione, e che nella Grecia di qualche anno prima sarebbero state, ad esempio, intelligente speculazione filosofica). E tante altre cose similmente amene.

Liberatomi degli incubi che da bambino mi prendevano in vista degli appuntamenti con altare e dintorni, mi cominciarono ad attanagliare quelli del bigottismo cattolico, che con i dogmi più beceri e politicamente costruiti ad hoc nei secoli va strettamente a braccetto, il quale casualmente finisce spesso per travasarsi in posizioni politiche tanto risibili quanto radicate e pericolose.

Attendo la fortuna di vedere la mia terza età, e con essa la trasformazione ulteriore di quest’incubo infinito.

Effetto Massa – 04

Oh c***o, Ashley!

Oh c***o, i Collettori!

Oh c***o, meglio che inizi dal principio, vero!?

Bene bene… la parentesi lievemente depressiva dell’ultima entry nel diario è svanita, assieme alla sbornia.

La dottoressa – avete notato come assomigli alla dottoressa Helena Russell, quella di Spazio 1999? – è tornata al lavoro. Tutti gli altri pure, diciamo così.

Cosa ho fatto nel frattempo? Beh, poca roba. Tizi di Eclipse mi hanno distratto, mentre aiutavo Zaeed a far fuori un vecchio… amico (come si può non agire da Rinnegati, non apprezzare una granata incendiaria lanciata in slow-motion su un tizio precedentemente gambizzato?), nell’ammirare un panorama notevole.

Questi pianeti meriterebbero miglior fortuna.

Qui ad esempio è tutta una foresta. Una nebbiolina si alza dalle piante, per nulla infastidita dalle strutture metalliche non più in funzione che si intravedono in lontananza. Alcuni uccelli, non ne avevo mai visti di simili, si alzano in volo a gruppi, apparentemente senza alcun ordine né ragione. Una sorta di pacifiche scimmiette sbucano dalla vegetazione, gattonando pacifiche. Mi duole dirlo: è un grave errore spuntare all’improvviso dalla vegetazione, quando stanno passando di lì tre figli di puttana armati fino ai denti e coi nervi a fior di pelle.

Povera scimmietta.

Zaeed è lieto di aver potuto godere della sua vendetta, seppur qualche annetto dopo i fatti al cui racconto, sinceramente, non ho prestato molta attenzione. Da questo pianeta da Uomo del Monte, sinceramente, volevo andarmene in fretta. Era dai tempi del mio primo capitolo che avrei voluto visitare una prigione spaziale, ovvero una nave dedicata unicamente alla detenzione dei prigionieri. Come la immaginavo? Sporca, brutta, con detenuti particolarmente pericolosi debitamente picchiati a cadenza quotidiana. Beh sì, la Purgatory era proprio esattamente così. Con quel qualcosa in più che, insomma, in questo caso fa le veci del più latte meno cacao.

Questa prigione ha due caratteristiche (oltre quella di non poter scappare da nessuna parte): il “direttore”, Warden Kuril, un mercenario come tanti altri, ha la bella abitudine di vendere i prigionieri – che intanto sono stati mantenuti dai pianeti d’origine, pena il rilascio random sulla superficie degli stessi dei criminali; la seconda: ospita qualcuno che Cerberus suppone debba stare al mio fianco per debellare ‘sti Collettori. Jack è la tipa (sì, tipa) in questione: una psicolabile dagli spiccati poteri biotici, dalla testa rasata e dal corpo ricoperto di tatuaggi. Ostile, oh se lo è.

Il caro signor Kuril è andato a trovarsi dalla parte sbagliata del fucile, però.

Non che importi qui ricordarlo, ma è solo per dire: veramente pensava di poter catturare, a scopo vendita, Muddy Shepard, redivivo, eroe dell’universo, campione di Cerberus, salvatore dell’umanità e dell’alienità tutta, già Spettro dell’Alleanza e ora addirittura resuscitato? Dico dico… un minimo di logica. Anche un po’ di rispetto, suvvia.

Certo che, poi, ti ammazzo.

Sviluppo tecnologie, per combattere la noia degli spostamenti spaziali. Potenziamenti per le armi, per le armature, per la Normandy e pure genetiche, dai, che male non fa. Stuzzico un po’ l’equipaggio: soprattutto il nero omosessuale. Non che l’abbia detto, di esserlo. Però mi piace trattarlo come tale, perché poi lui si innervosisce.

Ho archiviato non senza difficoltà una missione che mi vedeva contrapposto a tre Mech, fottuta Cerberus e le sue strane richieste, per poi essere spedito sull’ennesima colonia ripulita dai Collettori (l’ho già detto che forse in mezzo c’è anche l’antica minaccia dei Razziatori?).

E lì, lo so, c’è lei: Ashley Williams (era questo il cognome? Ricordo le tette, mai i cognomi), la tipetta che mi accompagnò a salvare l’universo nei bei tempi andati. Se la memoria non mi inganna, non ci rimase granché bene quando mi trombai la sua amichetta aliena anziché lei: poi alle donne resti qui, sul gargarozzo, e in qualche modo hanno ‘st’orgoglio e devono togliersi lo sfizio. E’ per questo che ho deciso di andare a vedere che succede, in questa colonia. E, indovinate un po’?, ad aspettarmi ci sono, finalmente, i Collettori. Ne avevo uno nella Vespa, quando avevo la mia vita tranquilla sulla Terra.

Dite che questi sono peggio?

Lo zac!-divorzio (non è un post sulla Juve)

Qualche settimana fa, Repubblica ha raccontato la vicenda di Alessandra Bernaroli: ha scoperto che le sue nozze, contratte quando era ancora un uomo, sono state cancellate.

Sono stato qualche tempo a pensarci su: mi sono sempre piaciute le, rare ma efficaci, situazioni di cortocircuito inflitte alla burocrazia.

In sintesi: Alessandra Bernaroli, quando ancora era un uomo, ha sposato la propria compagna di vita. Dopo il cambio di sesso le due hanno continuato a convivere; quando la Bernaroli ha chiesto lo stato di famiglia per poter compilare la dichiarazione dei redditi, ha scoperto che il matrimonio era stato sciolto.

Andato. Più che sciolto, tagliato via, direi.

Ma la cosa in sé è proprio magnifica. Matrimoni tra etero, tra omo, prima e dopo, opportunità e inopportunità: chissenefrega, è proprio l’operazione che mi fa impazzire.

Cioè, guardateli: è grandiosa! Chissà chi e come s’è messo lì ad analizzare la situazione, e a prendere decisioni. Me lo vedo, sudore sulla fronte, balbettìo, telefonate imbarazzate tra interni.

Impiegato: “Pronto?… Sì, sono Capozzi, anagrafe, interno 3… sì… posso dire a lei? Ecco vede… c’è una… un… una notifica di cambio di sesso…

Impiegato fuori campo: “Ehehehe! Questo se l’è fatto tagliare! Ahahahahha!

Impiegato (coprendo la cornetta col palmo): “Shhhh! Zitto! (tornando all’interlocutore telefonico) Sì ecco, quindi… come faccio a… (ascolta) … certo certo, sulla scheda ma… dicevo… la signora… il signore… cioè sì, il richiedente… è sposato…. Sposata… spos… con…. Sì sì, certo, con un’altra donna….

Dall’altra parte si scatena il putiferio. Sempre più in alto, fino al sindaco, e poi ancora più su.

Alla fine il Comune si esprime, sciogliendo le nozze, con un laconico: “Lo stabilisce il ministero

Vogliamo la legge, vogliamo, voglio leggerla, davvero.

“Le nozze contratte in precedenza da chi ha poi cambiato sesso devono essere sciolte. E’ questa la risposta del Comune di Bologna al caso raccontato da Repubblica.
L’amministrazione comunale ha sottolineato che è la legge a imporre lo scioglimento del matrimonio ma che malgrado questo, ”data la delicatezza della questione e la singolarità del caso in esame”, ha richiesto ”formale parere al Ministero dell’Interno, non procedendo all’immediata annotazione dello scioglimento”.”

”Pur in assenza di una pronuncia di divorzio, il matrimonio secondo il Ministero dell’Interno – dice ancora il Comune – deve considerarsi sciolto per effetto della sola sentenza di rettificazione di sesso.”

Che poi, dico. “Rettificazione del sesso”. Eh? Rettificazione. Vedo solo io molteplici doppi sensi?

La Prima Cena

Quella mattina stavo setacciando gli annunci di lavoro. Non so perché lo facessi, ma ogni mattina guardavo quei due o tre siti, in Internet, per trovare qualche degradante soluzione per la salute della mia tasca. Erano tutti simili, gli annunci.

A un tratto mi fermai: “Cercasi cuoco esperto in piatti di pesce”. Non so perché lo guardai, non so cosa mi attirò. Non ero mai stato cuoco.

Preparai un Curriculum adatto, in cui immaginai scuole, seminari, formazione, esperienze. La facilità delle comunicazioni moderne! In mezz’ora ero uno chef di rara abilità. Specializzato in piatti di pesce.

Inviai il documento al datore di lavoro. Mi telefonò dopo qualche ora. La sera mi presentai al locale.

Il ristorante dava su una strada piccola, frequentata da persone a modo. Non passavano auto.

Il proprietario, quello della telefonata, era vestito come se avesse un qualche lavoro in Borsa, più che un ristorante. Il locale era un’estensione del suo aspetto, minimale, tecnologico, freddo. Uno di quei posti in cui la gente è disposta a sborsare un mucchio di soldi per mangiare un piatto di niente.

Mi strinse la mano, si disse impressionato dalla mia esperienza. Non pensò di verificare nemmeno una delle voci. Mi chiese perché mi ero liberato della mia catena internazionale di punti di ristoro, inventai lì per lì che il gusto non aveva più i cultori di una volta. Lui annuì con aria grave.

Mi chiese di servire dei piatti, a lui e a sua moglie. Meritavano di sapere cosa avrebbero servito, in fondo. Mi indicò la cucina. Mi disse che avrei trovato pressoché tutto.

Una volta in cucina, una sorta di cabina di pilotaggio di una grande astronave, indossai grembiule e berretto da cuoco: basta così poco per entrare a far parte di un mondo, uno qualsiasi.

Dal frigo uscì un insostenibile fetore di pesce. Puntai a una grossa cassetta contenente centinaia di fettine di pesce spada.

Mi persi per lunghi minuti in meandri ed anfratti, e ne uscivo fuori ogni volta con gli ingredienti più disparati, e con sempre maggior foga, ipotizzando già – eccitato – piatti mai immaginati prima. Il primo piatto fu un tappeto di pesce spada marinato in salsa worcester, condito con un tritato di prezzemolo, aglio e banana, accompagnato da alcune pennette cotte al vapore e immerse in un brodo di sedano, asparagi e pomodori secchi. Poi mi dedicai ai frutti di mare, ai quali sono allergico. Inventai, quindi, per ridurre al minimo il contatto, il metodo “panatura”, consistente nel tenere le mani costantemente umide e ricoperte di farina di mais. Ero un vulcano di creatività: il gusto adattava alle sue esigenze anche le abitudini e le necessità. Creai quindi il mio secondo nuovo piatto, una raggiera di grissini serviti con una mousse di seppioline, calamari, cozze, vongole e gamberi – il tutto quindi precedentemente frullato con aggiunta di panna per dolci, lievito di birra e zucchine – adagiata su rotelline di totano in pastella, fritte in olio di semi di girasole.

Il colore grigio conferiva al piatto un’aria astrale, metafisica: lo chiamai “La Via Lattea del Mare”.

Guardai l’orologio, era già quasi l’ora concordata per servire la cena di prova ai coniugi titolari. Decisi che due piatti erano sufficienti, ma sarebbe servito un dessert. Realizzai quindi un sorbetto di erbe marine – che ottenni immergendo in abbondante succo di limone quegli avanzi vegetali che rimangono dalla pulizia delle cozze –, lo mescolai in parti uguali allo Champagne, e lo preparai in dei flutes, pronto da bere, dopo averlo unito a del ghiaccio tritato.

Mi sedetti tra i due, uomo e donna, mentre mangiavano. Ora strabuzzavano gli occhi, il minuto successivo erano presi da un’improvvisa abbondante salivazione, poi ancora dovevano ricorrere a molti bicchieri di vino. Ogni tanto, alternativamente, si fermavano pensosi, con lo sguardo perso lontano oltre la testa dell’altro. Poche volte si bloccarono con la forchetta in bocca, annuendo al pesce morto, come se quello gli avesse fatto una domanda.

Definirono quel pasto “un’esperienza”. Mi offrirono 3.450 euro al mese. Il ristorante diventò un punto di riferimento a livello europeo. Io inventavo piatti nuovi a cadenza mensile, e non mi lamentavo. La coppia di proprietari si rammaricava solo per due piccolezze: non potevano aprire filiali, dal momento che io mi rifiutavo di divulgare le mie ricette. E poi perché io non mangiavo mai quello che creavo. Era evidente, si diceva, il mio amore quasi paterno per quei miei figli.

Effetto Massa – 03

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Cosa fareste, voi, se vi trovaste tutto l’Universo più o meno contro? Se ci fossero, sulla vostra faccia, crepe di un rosso luminoso, fluorescente direi, di una non meglio precisata natura, dovute ad un’attitudine da Rinnegato? Se Kelly, ancora, non ve l’avesse data?

Beh, cosa fareste voi, io di certo non lo so. So quello che farebbe lo Shepard menebachiano, in questa sua incarnazione accompagnato dal nomignolo Muddy. Andrebbe nel suo alloggio sulla novella Normandy, starebbe ad osservare pensoso il suo criceto, metterebbe su un po’ di musica electro stile Future Sound Of London, e rifletterebbe sulla sua condizione.

E’ proprio quello che sta facendo in questo momento. Io, l’Uomo Misterioso, che nonostante un soprannome così ridicolo sono a capo di Cerberus – l’associazione non governativa per la difesa e il progresso del Genere Umano che ha ridato la vita a Shepard –, lo vedo proprio ora, lì accanto al suo letto. L’IA installata sulla Normandy mi è utile per osservare lui e il suo equipaggio. Si chiama IDA (che in Fallout sarebbe più o meno così, ma questo non è Fallout), e già Shepard la odia.

Si sta chiedendo, Shepard, perché mai decidere all’improvviso di dare una scossa al meccanico che sta riparando l’elicottero militare che, più avanti, gli darebbe del filo da torcere nel liberare ed assoldare Archangel (spoiler troppo grande: un redivivo Garrus), sia considerata azione da Rinnegato. Si sta chiedendo, lui, cosa voglia dire essere un Eroe in questo dannato Universo. Sta cominciando a stancarsi di forze evidenti e altre oscure che rendono tutto sempre troppo… complicato.

Il suo equipaggio lo teme e lo apprezza. C’è Miranda – Shepard ne adora già le doti “posteriori” –, povera umana uscita apparentemente perfetta da un qualche laboratorio genetico, dalle possenti doti biotiche. Jacob, un altro combattente discretamente biotico, uomo di colore e quasi certamente omosessuale. Ho visto quello sguardo sul mio pacco, Jacob, dannate tutine spaziali! Zaeed, il lurido mercenario guerrafondaio dalla faccia sfregiata. Lo scienziato Mordin Solus, logorroico ricercatore, realizzatore di nuovi potenziamenti per armi e tute.

La mia nave, il mio equipaggio, il mio Shepard hanno appena superato brillantemente un altro durissimo scontro a fuoco. L’avevano mandato in un magazzino, su uno sperduto pianeta. “Quello che c’è lì, è tutto tuo”. Tra quel tutto, c’erano anche dei mercenari dell’Eclipse, armati fino ai denti, dannazione. Per qualche informazione, poi. Non so di cosa si tratti, Shepard non me l’ha detto. Ma lì, su quel pianeta, s’è disperso qualche settimana fa un nostro agente: spero non avesse quei documenti criptati, con sé, altrimenti il caro Shep ha in mano qualcosa con cui ricattarci, non appena riuscirà a venire a capo della codifica. Pensate che una società come la nostra possa andare avanti senza qualche scheletro nell’armadio?

Manca ancora qualcuno all’appello. Poi la ricerca dei Collettori, e soprattutto la comprensione del motivo che li spinge a rapire migliaia di coloni in luoghi random delle galassie, potrà continuare spedita. Ammesso che nel frattempo, Shepard e tutto l’equipaggio non si siano fatti troppi nemici. Non è esattamente un gruppo di boy-scout in gita, devo ammetterlo: ma sono gli unici che possono portare a termine questo lavoro.

Uomo Misterioso

Log off, file n. 3958b-xf-a

*Diario del Comandante Muddy Shepard*

Continua ad annoiarmi terribilmente dover fare rapporto ogni giorno. Come se non avessi altro di più importante da fare. Con la dottoressa ci siamo scolati una bottiglia di quel brandy speciale che m’aveva chiesto: l’ho trovato all’Afterlife, il localaccio di Aria, su Omega. Non l’avevo mai guardata così bene, è una femmina notevolmente sensuale. Peccato si sia addormentata prima che potessi fare qualsiasi cosa.

Un’altra cosa che non tollero, è ricercare minerali sui pianeti più o meno conosciuti. Devo farlo manualmente, con queste tecnologie preistoriche, cose da matti. Battere con lo scanner tutta la superficie del pianeta, lanciare una sonda di recupero minerali laddove si smuove qualcosa nei rilevatori. Una volta, al museo del videogioco, ci fecero studiare un remake di un software chiamato Elite. Mi sembra di farci una partita. Non potevano mettere uno di questi inutili operai della nave?

Che palle.

Effetto Massa – 02

Spoiler a go go, ovviamente.

Nonostante la mia inconfondibile voce da narratore di documentari mi faccia apparire indecentemente poco serio, ho già cominciato a tampinare l’equipaggio femminile della Normandy.

Kelly è una simpatica psicologa/sottoufficiale, sembra gradire il mio fascino da Rinnegato: mentre l’Universo va a rotoli, io sì che so come impiegare il mio tempo.

Basta cincischiare: rivolgo la prua verso la rinata Cittadella. Tutto come prima, più o meno. Mi odiano tutti, sono un morto che cammina (nel vero senso del termine, o quasi), lanciato in una missione suicida i cui frutti probabilmente non mi verranno mai riconosciuti. Gli Umani, come se non bastasse, non sono ben visti dalle altre specie vista la loro gestione del Consiglio. Insomma, un calcio tra le gambe è l’ultima cosa che ci vorrebbe, per concludere il quadretto.

Nulla di strano che io sia un po’ nervoso. Intimo alla tizia del negozio di souvenir di farmi uno sconto – pena lo sputtanamento pubblico per i loro prezzi troppo alti – e con tale sconto mi ci compro un criceto. Non scherzo: in questo momento è in una gabbia di vetro nei miei alloggi.

Dovessi tirare le somme di quanto fatto nello spazio sinora… tra criceti e “castori” (nella variazione di significato inglese della parola “beaver”, come si può apprezzare in questo brano dei Primus), non raggranello molto.

Insomma, dall’avvio niente di buono si è profilato all’orizzonte. Ora arriva pure ‘sta giornalista dal nome impronunciabile, mi punta al volto una telecamera che sta su da sola, con tanto di faretto accecante, e già alla prima domanda mi accusa di aver causato la morte di migliaia di bla bla bla.

Un pugno in faccia non se l’aspettava, oh no. Insomma, nel brulicare socio-politico della Cittadella, questa mossa mi costerà qualcosa in termini di popolarità… ma appunto dicevo: poteva andare peggio? E ancora: l’avevo detto di essere giustamente un po’ nervoso.

Prendo atto che anche il Consiglio se ne lava le mani, di me. Poverino.

Beh ma davvero, ho cose più importanti a cui pensare. Prima tra tutte, costituire l’equipaggio per fronteggiare l’ennesima minaccia (ho già detto che devo pensarci sempre io, a salvare qualcuno o qualcosa?): i Collettori. In questo mi aiuta Cerberus, che non abbaia ma che invece mi ha fornito: vita (una seconda), nuova nave, parte dell’equipaggio, scopo.

Saranno anche poco chiari i loro piani, ma posso io tirarmi indietro? E quindi via a cercare di reclutare un equipaggio, almeno poco poco paragonabile a quello avuto nelle avventure precedenti.

Le due note di oggi sono per le prime, vere missioni. La prima (aggiunta tramite download postumo): recarmi sul pianetino che ospita i resti della vecchia Normandy. Un tuffo al cuore, tanti flashback di “comeravamo”, delle medagliette da recuperare per la pace delle famiglie in attesa.Ah! E la conferma che la supposta a sei ruote è rimasta lì, morente!

E poi via, su Omega: accozzaglia di malandrini spaziali, senza leggi né governo. C’è tutto quello che vi potete aspettare. Pestaggi agli angoli delle strade/corridoi, mercenari che assoldano, un capo che in realtà è una femmina Asari di rara qualità topestre, e le prime vere sparatorie di un certo… calibro. Di quelle che devi centellinare le munizioni. Soprattutto, un bel localaccio con alcolici pesanti e ballerine di lapdance. Privée compresi, con relativa spesa: la ragazza merita.

Il Dottore, alla fine, accetta di venire con me. Il Mercenario pure. Due in più per la squadra.

Effetto Massa – 01

Mentre installo il seguito di Mass Effect – bella edizione collector’s piena di tutto –, appurata la presenza del mio prezioso save messo in cassaforte dalla fine del primo capitolo, non posso non pensare a come debba sempre salvare qualcuno, o qualche mondo.

Anche nei gdr e nelle variazioni sul tema (una delle quali rappresentata dalla serie ME), anche quando potrei fare “ilcattivo”, alla fine il punto d’arrivo è sempre: salvare qualcosa o qualcuno.

Penso anche che invece della Normandy (per chi non lo sapesse: l’astronave in vostro possesso in ME) vorrei la navetta di Xenon 2 Megablast con tanto di colonna sonora dei Bomb The Bass, ma intanto l’install finisce e io vengo ribattuto sulla mia reale sedia in un inevitabile reale presente.

Costretto ad accantonare per ora il mio peregrinare in Dragon Age Origins (ah, ‘sta Bioware…), e sperando che la supposta a 6 ruote vista nel primo capitolo abbia di più da dire, avvio.

Ora dovrei dire delle mie prime impressioni. Il vortice da console ha avvolto anche le produzioni per PC. Quella pioggia di achievements, profilo aggiornato in automatico in rete, e così via, è esaltante, in qualche modo. Anche l’insieme di download aggiuntivi: armatura e armi dei “nemici”, armatura in comune con Dragon Age Origins (eh sì), missioni e pack ulteriori.

Mi piace.

Certo, questo non lascia passare in secondo ordine il fatto che il mio alter ego protagonista della storia – il capitano Shepard dalle fattezze da me realizzate a inizio primo capitolo – muoia proprio nell’intro. Una cosetta da nulla, eh?

Al momento, dopo qualche ora di gioco, Mass Effect 2 sembra proprio figlio dei suoi tempi, e della Bioware. Il sistema di dialoghi (e ce ne sono tanti) è efficace, la traduzione e il doppiaggio su ottimi livelli. Magari aspetto ancora un po’, quando il gioco avrà intuito che di tutorial “invisibile” non ne ho più bisogno, per scrollarmi di dosso quella strana sensazione di essere semplicemente colui il quale fa andare avanti con due spari e una riga di dialogo quel tempo inutile tra i filmati…

Ah, sì: avevo letto da qualche parte che era stato rivisto il sistema di combattimento. A me sembra tutto sommato lo stesso. Ma mi piaceva anche prima.

E, sì: forse la supposta a sei ruote l’hanno tolta.

Auguri a là Brazil

L’idea di mettere al centro della vicenda di Rigor Vitae 2 alcuni animali che vengono abbattuti, ispirata ad una storia vera, sembra avere già un futuro seguito.

Infatti.

E’ notizia di oggi che:

La polizia olandese ha abbattuto quattro renne che erano riuscite a fuggire dalla slitta di Babbo Natale. Si temeva che potessero causare incidenti stradali.

Io immagino la scena. La slitta di Babbo Natale ferma, con lo stesso Babbo che apre il cofano e ci guarda dentro, e delle redini poggiate, abbandonate, per terra.

Stacco.

Le renne che fuggono, felici, mandando idealmente a fare in culo Babbo Natale.

Poi dei cecchini dei Corpi Speciali (che in Olanda saranno formati da prostitute sotto droghe leggere).

Pow! Pow!

Renne abbattute, Signore!

Bene, siamo fuori pericolo…

La cittadinanza, radunata attorno i cadaveri delle bestie, applaude allo scampato pericolo.

Continua l’agenzia:

Dirk Neef, portavoce della polizia della provincia di Drenthe, nel nord dell’Olanda, ha riferito che gli esperti avevano tentato ieri di catturare la quarta renna addormentandola con pallottole di sonnifero, ma l’operazione si è rivelata impossibile.

Non spiegano in che senso, “impossibile”.

La renna andava troppo veloce? O a zig-zag?

O erano finite le pallottole con il sonnifero?

Io credo alla tesi che vede implicati gli animalisti.

Uomo col fucile – “Ehi, fermo, che st…

Uomo animalista (abbassandogli la canna del fucile, già puntata sull’insidiosa renna) – “Io? IO? Lei! Lei, cosa crede di fare?

UcF – “Io… beh, eseguo gli ordini… addormento la renna, così la mettiamo in un posto sicuro…

UA – “Cioè… cosacosacosa? Lei mi sta dicendo che spara… oddio SPARA… a quel povero animale?

UcF – “Sì, ma solo per addorm…

UA – “Dia qui a me! Sparo io, a lei e ai suoi figli, ma non si preoccupi, ‘solo per addormentarla’!

UcF – “Ma che c’en…

UA – “Così le andrebbe bene? Se le sparassi? Eh? Eh? Per addormentarla?

UcF (mettendosi a sedere, con interessamento ironico) – “Ok caro animalista, mi dica, dunque… cosa dovrei fare?

UA – “Me lo dica lei! Quali sono le alternative?

UcF – “Ce n’è una sola.

UA – “Sarebbe?

UcF – “Uccidere la renna?

UA – “UCCIDERLA?

UcF – “Oh, scusi: voi direste ‘abbatterla’.

UA – “Ah, abbatterla, capisco… e, non soffrirebbe? Non si sveglierebbe poi con nausea e mal di testa, come nel caso che venisse addormentata?

UcF (ridacchiando) – “Eh no, decisamente no!

UA (scarabocchia qualcosa di fretta) – “Firmato…. W…w…f….. ecco a lei….

UcF (prendendo il foglietto) – “Cosa sarebbe?

UA – “La dichiarazione che né lei, né i suoi superiori, né le vostre famiglie, nessuno subirà ripercussioni per l’abbattimento di questa renna.

UcF – “Sicuro non è meglio che l’addormenti?

UA – “Non scherzi.

UcF (cambiando caricatore e prendendo la mira) – “Certo che fate sul serio, voi animalisti….

UA (allontanandosi soddisfatto) – “Può scommetterci.

Rigor Vitae

C’è gente che è nata per dare nomi alle cose e titoli a… beh, a tutto quello che necessita di titoli.

Io non appartengo a questa categoria.

Enzo, però, sì. E siccome Enzo condivide con me informazioni di grande valore,  a volte concedendomi a titolo gratuito le sue invenzioni, a lui devo lo splendido titolo “Rigor Vitae”.

Rigor Vitae nasce attorno al 2005, forse prima non ricordo.

All’epoca, girammo un cortometraggio che aveva per tema la burocrazia, con tutte le sue fitte e folli maglie.
Io non avevo il titolo.

Lui, candidamente, disse:
“Beh. Se la ‘rigidità’ della morte è un fenomeno noto come ‘rigor mortis’…”. Il resto si intuisce.

Rigor Vitae: l’inappellabile rigidità dell’essere vivi.

Ah. Il corto lo potete vedere cercando il file da scaricare da qualche parte su www.videmmafilm.it

Ah. Sto scrivendo Rigor Vitae 2.

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