Lo zac!-divorzio (non è un post sulla Juve)

Qualche settimana fa, Repubblica ha raccontato la vicenda di Alessandra Bernaroli: ha scoperto che le sue nozze, contratte quando era ancora un uomo, sono state cancellate.

Sono stato qualche tempo a pensarci su: mi sono sempre piaciute le, rare ma efficaci, situazioni di cortocircuito inflitte alla burocrazia.

In sintesi: Alessandra Bernaroli, quando ancora era un uomo, ha sposato la propria compagna di vita. Dopo il cambio di sesso le due hanno continuato a convivere; quando la Bernaroli ha chiesto lo stato di famiglia per poter compilare la dichiarazione dei redditi, ha scoperto che il matrimonio era stato sciolto.

Andato. Più che sciolto, tagliato via, direi.

Ma la cosa in sé è proprio magnifica. Matrimoni tra etero, tra omo, prima e dopo, opportunità e inopportunità: chissenefrega, è proprio l’operazione che mi fa impazzire.

Cioè, guardateli: è grandiosa! Chissà chi e come s’è messo lì ad analizzare la situazione, e a prendere decisioni. Me lo vedo, sudore sulla fronte, balbettìo, telefonate imbarazzate tra interni.

Impiegato: “Pronto?… Sì, sono Capozzi, anagrafe, interno 3… sì… posso dire a lei? Ecco vede… c’è una… un… una notifica di cambio di sesso…

Impiegato fuori campo: “Ehehehe! Questo se l’è fatto tagliare! Ahahahahha!

Impiegato (coprendo la cornetta col palmo): “Shhhh! Zitto! (tornando all’interlocutore telefonico) Sì ecco, quindi… come faccio a… (ascolta) … certo certo, sulla scheda ma… dicevo… la signora… il signore… cioè sì, il richiedente… è sposato…. Sposata… spos… con…. Sì sì, certo, con un’altra donna….

Dall’altra parte si scatena il putiferio. Sempre più in alto, fino al sindaco, e poi ancora più su.

Alla fine il Comune si esprime, sciogliendo le nozze, con un laconico: “Lo stabilisce il ministero

Vogliamo la legge, vogliamo, voglio leggerla, davvero.

“Le nozze contratte in precedenza da chi ha poi cambiato sesso devono essere sciolte. E’ questa la risposta del Comune di Bologna al caso raccontato da Repubblica.
L’amministrazione comunale ha sottolineato che è la legge a imporre lo scioglimento del matrimonio ma che malgrado questo, ”data la delicatezza della questione e la singolarità del caso in esame”, ha richiesto ”formale parere al Ministero dell’Interno, non procedendo all’immediata annotazione dello scioglimento”.”

”Pur in assenza di una pronuncia di divorzio, il matrimonio secondo il Ministero dell’Interno – dice ancora il Comune – deve considerarsi sciolto per effetto della sola sentenza di rettificazione di sesso.”

Che poi, dico. “Rettificazione del sesso”. Eh? Rettificazione. Vedo solo io molteplici doppi sensi?

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